09/11/1989
FOTTUTI MAIALI.
In Italia siamo arrivati al punto, che per detenzione di qualche grammo di cannabis, si viene sequestrati dalle forze dell'ordine, condannati a morte e in seguito uccisi con la metodologia fascista del pestaggio collettivo. Per un "reato" che nella maggior parte dei paesi dell'europa occidentale comporta al massimo una multa, o una lieve sanzione amministrativa. Per lo stesso "reato", in Italia, da qualche anno, si viene condannati a morte senza processo, e uccisi nel segreto di un carcere. Non è la prima volta che accade, non sarà l'ultima.
Per cosa? Per qualche spinello.
Che differenza c'è con il Cile di Pinochet?
IL DISERTORE
Signor Presidente,
le scrivo una lettera
che leggerà, forse,
se avrà tempo.
Ho appena ricevuto
la cartolina militare
per andare alla guerra
entro mercoledì sera.
Signor Presidente,
non voglio farlo
non sono sulla terra
per uccidere povera gente.
Non per farvi arrabbiare,
ma devo dirlo
ho preso la mia decisone:
diserterò.
Dacchè sono nato
ho visto partire i miei fratelli
ho visto morire mio padre
e piangere i miei figli
mia madre ha tanto sofferto
che è nella sua tomba
e se ne fotte delle bombe
come se ne fotte dei vermi.
Quand’ero in prigionia
hanno rubato la mia anima
hanno rubato la mia donna
con tutto il mio passato.
Domani uscirò
sbattendo la porta
in faccia agli anni morti:
vivrò sulla via.
Mendicherò la vita
sulle strade di Francia
dalla Bretagna alla Provenza
e dirò alla gente
"Rifiutate d’obbedire,
non fatelo
non andate in guerra,
rifiutate di morire".
Se si deve versare sangue
vada a versare il Suo
caro "buon apostolo",
signor Presidente.
Se mi fa perseguire
avverta i suoi gendarmi
che non ho armi
e che possono sparare.
“Un nano è una carogna di sicuro, perché ha il cuore troppo vicino al buco del culo”.
F. De Andrè
A volte il volto di un uomo esprime molte cose più della sua bocca. Guardate la faccia di Renato Brunetta, la sua espressività, la sua mimica, cosa vi comunicano? Le prime cose che mi vengono in mente sono: astio, rabbia, odio verso una natura che è stata matrigna, senso di rivalsa. Per trovare una faccia che esprima sentimenti peggiori bisogna scendere negli abissi, arrivare a Daniele Capezzone. Ho citato una strofa della canzone di Fabrizio De Andrè, “Un giudice”, perché calzava a pennello, per il caso Brunetta, come del resto il senso della canzone per intero. Questo individuo ha evidentemente dei seri problemi nel rapportarsi agli altri e a se stesso. L’ultima delle sue tragicomiche sparate è stata quella contro i finanziamenti pubblici al cinema. Secondo lui i registi sarebbero dei parassiti, che fanno film di pessimo livello che non incassano nulla al botteghino, con i soldi dello Stato: soluzione? Taglio ai fondi. I registi cinematografici per lui sono dei parassiti, spesso comunisti, gli impiegati statali sono dei nullafacenti parassiti, i professori degli ignoranti parassiti, gli intellettuali e i giornalisti, dei comunisti parassiti: secondo la Brunetta-filosofia, tutte le categorie di italiani, tranne ovviamente lui e pochi altri, sono degli scolaretti discoli che vanno raddrizzati dal grande moralizzatore, il grande uomo, cioè lui, appartenente ad una classe che in Italia è notoriamente tra le più lavoratrici, le meno agevolate e senza privilegi di sorta: quella politica.
Ora appare chiaro che in tutto questo c’è qualcosa di malato. Una parte dei registi sicuramente faranno pessimi film, una fetta di impiegati dello Stato saranno dei nullafacenti, alcuni professori non saranno all’altezza del loro ruolo; sparare però nel mucchio, lanciarsi in invettive a testa bassa, è tipico di una persona che odia gli altri esseri umani. Non voglio pensare a un simile individuo come aguzzino in un campo di concentramento, poveretto chi dovesse avere la sfortuna di capitare sotto la sua “tutela”.
Riserva un particolare odio verso gli intellettuali; li ha definiti, rubando un vecchio neologismo coniato da Scelba, “culturame”. Ci mancava solo che affermasse, citando Goebbels: “quando sento la parola cultura metto subito mano alla pistola”.
In realtà, nell’odio che questo omuncolo, come molti altri suoi omologhi nel governo in carica, esprime verso la cultura, verso chi crea pensiero critico, o solo pensa, verso i lavoratori , e direi verso il genere umano in toto, è racchiusa tutta la sua bassezza, fisica ed umana; bassezza tipica della servitù del teleduce di Arcore: consapevoli di essere dei miseri servi, in fondo delle nullità, sulla cresta dell’onda solo grazie al totale asservimento prezzolato alla causa del capo supremo, deputati solo ad abbaiare nelle loro comparsate in tv come cagnetti pechinesi, odiano le persone libere, che hanno mantenuto alta la loro dignità umana. Chi serve ciecamente un capo, chi ha venduto l'anima, non sopporta la sola esistenza di chi non ha capi e si tiene stretta l'anima.
Chiudo con una frase tratta da una vecchia canzone di Claudio Lolli, riadattata da me al caso:
“Per piccino che tu sia, un giorno il vento ti spazzerà via”.
NON MI ROMPETE
Non riesco a capire cosa mi abbia fatto aprire di nuovo la pagina di word, pensando quindi di scrivere qualcosa lungo più di quattro righe. Il blog ristagna da tempo (come molti altri, uccisi dal cazzeggio su facebook), la mia voglia di scrivere va di pari passo. Eppure sono un paio di giorni che sto seguendo un' inchiesta di “Repubblica”, che mi sembra molto più importante delle scopate e dei consigli sui ditalini che Berlusconi dispensa alle sue amiche. L’inchiesta sta aprendo alcuni squarci di luce (che non sortiranno comunque effetti di sorta, siamo in Italia), sulla buia stagione del 1992-93, dopo le scoppio di tangentopoli, le stragi di Capaci e Via D’Amelio, le bombe nelle principali città italiane. Ho sempre ritenuto questo perido storico fondamentale, per gli sviluppi di quella che diverrà poi la cosidetta “Seconda Repubblica”.
Bene, cosa sta venendo fuori? Quello che chiunque abbia fatto funzionare un poco il cervello ha sempre saputo: quelle stargi non furono mafia. O meglio non furono solo mafia, furono frutto di un diabolico accordo tra stato e mafia, di più, il confine tra stato e mafia è molto labile, confuso, non si capisce bene dove cominci l' uno e finisca l’altra; in una parola: è sempre più chiaro, a chi abbia voglia di vedere, che di null’altro si trattò se non di una specifica strategia politico- militare. Pezzi dello stato (ai vertici) e mafia trattavano per disegnere il futuro, e cioè l’attualità che stiamo vivendo, gli ultimi tristissimi quindici anni della nostra storia. Falcone e Borsellino avevano capito, Borsellino aveva addirittura scoperto quali pezzi dello stato stavano tramando, lo aveva anche appuntato nella famosa agenda rossa da cui mai si separava e che fu fatta sparire apenna dopo l’attentato, prelevata da un carabiniere. E che non fu mai più ritrovata. La tarttativa stato-mafia andava avanti e si arenava, nel 1993, ogni tanto scoppiava qualche bomba, a Milano, a Roma a Firenze. Un fallito attentato allo stadio olimpico, per mezzo di una autobomba (il detonatore fece cilecca) evitò una strage che sarebbe stata di proporzioni enormi. Oggi dopo circa 17 anni, Totò Riina ha dichiarato: “Borsellino lo hanno ucciso loro” (lo Stato) e viene anche fuori che i vertici dell’arma dei carabinieri protessero la latitanza di Provenzano per anni, e che l’arresto di Riina fu solo una enorme farsa, uno specchietto per le allodole, visto che era stao tradito e venduto da tempo.
Nel frattempo Marcello Dell’Utri lavorava di gran lena, alla fondazione di Forza Italia. I poteri dello Stato insieme a tutte le famiglie della criminalità organizzata a livello nazionale (dislocate su tutto il territorio), ritennero che il nuovo partito da creare, per fare la riforma “gattopardesca”, alla caduta della prima Repubblica, dovesse essere fondato da un imprenditore loro “amico” di vecchia data, che avrebbe dovuto metterci la faccia, per evitare quello che evidentemente per questa gente doveva essere visto come un pericoloso “caos anarchico”. Dell’Utri lavora alla fondazione di Forza Italia, dicevamo e Berlusconi "scende in campo". Il 27 e 28 marzo 1994 si vota per la prima volta con il nuovo sistema, senza i vecchi partiti storici. Forza Italia è il primo partito e Berlusconi per la prima volta Pesidente del Consiglio. Avevo 19 anni e mezzo, non sospettavo che era solo l’inizio.
Un romanzo come La nausea non conta nulla, se nel mondo esistono bambini che muoiono di fame .
Jean-Paul Sartre
E' un pò di tempo che ogni volta che faccio rientro in Italia da un qualche Paese civile, dopo essermi dimenticato per un pò di tempo di tante cose, ecco che apro i giornali italiani, leggo per un'oretta o due, e puntualmente vengo assalito da una nausea profonda, che non è nemmeno più la vecchia rabbia, che era comunqua un sentimento che presupponeva una qualche idea di azione / reazione, è solo un senso di nausea. Profonda e invadente.
Sei anni?
La vita di un ragazzo vale sei anni?
Morto in Afghanistan il caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, 25 anni. Appena appresa la notizia il Premier Berlusconi ha subito telefonato a Tarantini per ordinare una escort, per una scopata di cordoglio ed ha dichiarato: "missionaria necessaria".